Google

giovedì 13 gennaio 2011

Riflessione. . . . . . .

Nonostante tutte le chiacchiere sull'essere pratici, in Occidente essere pratici significa essere di vedute corte, ignoranti e molto spesso egoistiche. La nostra visione miope della vita, e di quest'unica vita, è il grande inganno, la fonte della desolazione del mondo moderno e del suo materialismo distruttivo. Nessuno parla della morte e del dopo morte, perché siamo stati condizionati a credere che discorsi del genere servano soltanto ad ostacolare il cosiddetto progresso.                         positività quadrifoglio Ma se il nostro desiderio più profondo è vivere e continuare a vivere, perché insistere ciecamente che la morte è la fine di tutto? Perché almeno non considerare la possibilità che vi sia un'altra vita? Se siamo tanti pragmatici come pretendiamo, perché non incominciare a chiederci seriamente: dove si trova il nostro vero futuro? Dopo tutto, ben pochi superano i cent'anni: E, dopo, si dispiega l'eternità, di cui non sappiamo niente . . . .

 

tratto da "Riflessioni quotidiane sul vivere e morire", Sogyal Rinpoche, Ubaldini Editore - Roma.

1 commenti: